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Passato e Presente - Brutalismo, la via italiana

Brutalismo, la via italiana

35 min Stagione 2025
Passato e Presente - Brutalismo, la via italiana

A Roma c’è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un’utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un’estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l’espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell’abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all’Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Clara Ghia.

Andato in onda il Sabato 6 Giugno 2026 su Rai Storia

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Domande frequenti su Passato e Presente - Brutalismo, la via italiana

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Passato e Presente - Brutalismo, la via italiana dura 35 minuti.

Di cosa parla Passato e Presente - Brutalismo, la via italiana?

A Roma c’è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un’utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un’estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l’espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell’abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all’Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Clara Ghia.